Il Film della settimana: Il Buco (2019)

In questo particolare periodo in cui tutti dobbiamo stare, volenti o nolenti, nelle nostre case, preparando cibi sopraffini, facendo videoaperitivi con amici e parenti e coccolandoci con i nostri servizi di streaming preferiti, possiamo dedicarci alla visione de Il Buco.

Quest’interessante film spagnolo diretto da Galder Gaztelu-Urrutia (il titolo originale è infatti El Hoyo, in inglese The Platform) attraverso metafore appena velate mette in mostra tutte le componenti più orribili del capitalismo, il socialismo, individualismo e collettivismo.

Il genere a cui appartiene il film è l’horror di critica sociale ed è stato pubblicato su Netflix il 20 marzo 2020. A prima vista può sembrare un tipico film dell’orrore, ma in realtà introduce lo spettatore in una profonda spirale di riflessione.

La pellicola si ispira ad altri film come The Cube di Vincenzo Natali e il più recente Snowpiercer di Bong Joon-ho (regista del film premio Oscar Parasite).

Il Buco: trama e recensione

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Da qualche parte in un futuro distopico, il protagonista Goreng (Ivan Massague) si ritrova all’interno di una struttura, chiamata ufficialmente centro di autogestione verticale, ufficiosamente la Fossa: una prigione verticale composta da un numero sconosciuto di livelli, con due prigionieri per livello. Nel mezzo della stanza si trova un grande buco rettangolare, che scende sempre più giù, attraversando tutti i livelli. Una volta al giorno, quando viene emesso un segnale acustico, una piattaforma piena di cibo raffinato scende ad ogni livello, si ferma per due minuti in modo che i prigionieri possano rifocillarsi, per poi fluttuare verso il successivo. Ci sarebbe cibo a sufficienza per tutti, ma chi si trova in cima si rimpinza il più possibile e quelli in fondo combattono per briciole e scarti.

Dopo 30 giorni, i prigionieri vengono narcotizzati con un gas e trascinati su un piano diverso con lo stesso compagno di cella, in modo da avere l’opportunità di esplorare sia i livelli più bassi che quelli in posizionati più in alto. Questo meccanismo viene spiegato a Goreng dal suo compagno di cella, un vecchio gentiluomo di nome Trimagasi (Zorion Eguileor). Entrambi si trovano al livello 48, un livello intermedio: quando arriva la piattaforma c’è ancora del cibo, per lo più avanzi.

Perché Goreng e Trimagasi si trovano lì? Per entrare nella Fossa puoi offrirti come volontario e ricevere un attestato di permanenza: questo è quello che ha fatto Goreng, che vuole anche smettere di fumare. Trimagasi invece ha preferito quel luogo alla prigione. I prigionieri inoltre possono portare con sé un qualsiasi oggetto: Goreng scelse una copia di Don Chisciotte, Trimagasi ha scelto un coltello affilatissimo. All’inizio vanno d’accordo e le cose sembrano andare bene, successivamente la situazione si complica, trasformandosi in uno scenario di orrore e violenza inaudita.

Nulla impedisce a Il Buco di raggiungere il suo obiettivo, che è quello di farci riflettere, talvolta in modo diretto e crudo, su tutto quello che non va nella società moderna. Il film è pieno di simbolismi: le lumache, frammenti di Don Chisciotte, un cane di nome Ramses II, la presenza di un bambino, che in realtà non dovrebbe essere all’interno della struttura perché minore di 16 anni, per poi risolversi nel criptico finale, con sfumature a tratti religiose.

La performance del protagonista è magistrale nel trasmettere sensazione di ansia, smarrimento, terrore ed impotenza. Un grande ruolo viene giocato anche dalla regia che articola tutto il film in una cella di cemento in cui anche i colori giocano un ruolo importante. Dal grigio che annienta ogni soggetto e sentimento al rosso che richiama il sangue e la passione, l’istinto e la tensione, propri di una primitività che non apparteneva più alla specie umana in apparenza socialmente civilizzata.

Te lo consiglio perché

Il Buco è un film che può essere visto con leggerezza, magari incuriositi da come Goreng cercherà di sopravvivere in maniera pratica, ad una vera e propria situazione di tortura fisica e psicologica. Se sei uno spettatore che preferisce vedere una pellicola più “impegnata” il lungometraggio offrirà degli spunti di riflessione più profondi, mostrando come il protagonista cercherà di mutare la situazione comune attraverso la conoscenza di numerosi personaggi, con storie e personalità molto diverse tra loro.

“Ci sono tre tipi di persone: quelli in alto, quelli in basso e quelli che cadono.”

Trimagasi

Ileana Barilla

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