Il Film della settimana: The Place (2017)

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Iniziamo questa nuova settimana con la recensione di The Place, un interessante film made in Italy.

Dopo il successo di Perfetti Sconosciuti, Paolo Genovese ha realizzato un film ambizioso e metaforico: The Place. Questo è il titolo del film e il nome del bar, illuminato da un’imponente insegna al neon, dove un uomo siede, sempre allo stesso tavolo, e dove tanti personaggi vanno e vengono, ogni giorno, a tutte le ore, per parlare con lui. Un film che invita lo spettatore ad una profonda riflessione, con una sola, ma difficile domanda: fino a che punto andresti per ottenere ciò che desideri?

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The Place: trama e recensione

Un uomo seduto al bar, sia di giorno che di notte (interpretato da Valerio Mastandrea), dà delle indicazioni a chi si rivolge a lui per far avverare i propri desideri. Diventare più belli, passare una notte con una pornostar, salvare un figlio, riacquistare la vista o trovare Dio: sono solo alcune delle richieste fatte a quest’uomo. “Si può fare”,risponde mentre consulta e scrive in un grande libro, pieno di note in ogni pagina. Ma tutto ha un prezzo, in alcuni casi anche molto alto: rubare una grossa somma di denaro, mettere una bomba in una stanza piena di gente, uccidere una bambina. Quando il compito viene portato a termine, il desiderio si avvera: spetta a ciascun personaggio decidere se accettare o meno l’accordo.

The Place è un adattamento di una serie televisiva americana del 2010, The Booth at the End, in cui si aggiungono alcuni personaggi, si rimuovono altri, si intrecciano le loro storie e si trova un finale appropriato per ciascuno di essi. Durante il film si segue l’avanzamento dei compiti assegnati, i personaggi si presentano puntualmente davanti all’uomo per aggiornarlo (“dammi i dettagli“, ripete a ciascuno di essi). Ci saranno esitazioni, ripensamenti, ma c’è anche chi mente, chi oltrepassa i limiti stabiliti, in un turbine di degenerazione umana da cui, tuttavia, c’è sempre tempo per fuggire, basta solo volerlo. Genovese si conferma un regista coraggioso alla ricerca di nuovi territori, e come in Perfetti Sconosciuti, spinge il pubblico a mettersi in discussione, guardando il film con un dilemma in testa: cosa faresti nella loro situazione?  

Il cast all-star include Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Rocco Papaleo, Vittoria Puccini, Alessandro Borghi, Silvio Muccino, con Sabrina Ferilli che interpreta la cameriera del bar, che, quando le porte si chiudono ed inizia le pulizie serali, cerca di capire chi è davvero quest’uomo misterioso da cui tutti vanno per un consiglio.

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The Place è un racconto realista in cui sono presenti elementi metafisici. Un film girato in un’unica location, che si svolge in modo davvero interessante grazie ad attori bravi a recitare il proprio ruolo, in particolare Valerio Mastandrea, che interpreta una figura ambigua e interessante: un uomo dall’aspetto gentile e dagli occhi tristi che però avanza richieste immorali.

Ancora una volta lo sguardo del regista è rivolto alla parte più indicibile dei sentimenti (e delle azioni) umane, anche se, in questo caso, il meccanismo rivela fin da subito allo spettatore ciò che si nasconde sotto l’apparenza del ruolo sociale. I ruoli scelti da Genovese si mostrano immediatamente per quello che sono, disperati a tal punto da non farsi scrupolo di accettare le condizioni imposte, anche quando si tratta di oltrepassare il limite. A creare lo scarto rispetto al modello di Perfetti sconosciuti e, in generale, all’intera filmografia del regista, interviene la scelta di un tono che si allontana dalla commedia, per avvicinarsi a una dolorosa drammaticità. Privo di avvenimenti, se non quelli raccontati dai personaggi, lo svolgimento è tutto giocato sui dialoghi, sul non detto, su espressioni e sfumature. Le singole vicende sono tutte più o meno riportate con un taglio piuttosto superficiale, pur risultando piuttosto interessanti. Più dell’audacia di sperimentare un genere poco frequentato, The Place coniuga profondità di riflessione e piacevolezza dell’insieme: una pellicola davvero particolare, da prendere o lasciare. Una storia originale accompagnata da un’ottima fotografia: colori scuri, tristi, stanchi, in alcuni casi risultano quasi accennati. Uno stile sicuramente inusuale nel cinema italiano, ma che rispecchia ed esalta perfettamente l’atmosfera e lo spirito del film.

“Perché chiedi cose così orribili?” “Perché c’è chi è disposto a farle”.

The Place

Ileana Barilla

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