Il Film della settimana: Fight Club (1999)

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Nuova settimana, nuovo film: oggi parliamo di un cult, Fight Club. 

Quarto lungometraggio di David Fincher, ha tutti i requisiti per raggiungere il successo: il regista ha già realizzato alcuni film degni di nota, nel cast sono presenti star di spicco, la trama è volta ad attirare giovani folle e l’argomento genera un’inevitabile polemica da parte della critica. 

Il film sintetizza le due opere precedenti di Fincher, Seven and The Game, esplorando le radici della capacità dell’uomo di depravazione e l’inspiegabile giustapposizione di forma e contenuto, controllo ed elaborata finzione. 

Fight Club: trama e recensione

Tratto dal romanzo di Chuck Palahniuk e con protagonisti Brad Pitt ed Edward Norton, il film si apre descrivendo l’incursione di Norton in incontri e gruppi di supporto come possibile antidoto alla sua insonnia. 

Mai identificato, Norton si chiama Narratore. È un giovane impiegato presso una grande compagnia automobilistica: è depresso, insonne, e il suo hobby preferito è comprare mobili dai cataloghi Ikea. La sua vita però verrà stravolta dall’incontro con Tyler Durden (Brad Pitt), un belloccio intelligente e tenebroso.

Dopo che il suo condominio brucia a seguito di un incendio misterioso, il Narratore si trasferisce da Tyler, condividendo la sua malconcia casa. 

Tyler, che produce in proprio un sapone, lavora come proiezionista (nelle pellicole inserisce in modo quasi impercettibile anche del materiale pornografico) e cameriere (dove contamina la zuppa prima di servirla ai clienti).

Il narratore cede rapidamente al fascino diabolico di Tyler e alla sua onestà. Nel parcheggio di un bar che frequentano, i due iniziano a lottare l’uno contro l’altro, testando per vedere quanto dolore sono in grado di infliggere e sopportare. A poco a poco i loro combattimenti attirano una folla di curiosi e gli scontri diventano ritualizzati

Ogni sabato sera, nel seminterrato del bar, brutali combattimenti a mani nude stabiliscono un ordine dominante: la creazione di questo Fight Club sfuggirà di mano ad entrambi i protagonisti.

L’arrivo di Marla Singer (interpretata da Helena Bonham Carter), anima perduta devastata dalla droga, porterà a creare ulteriore tensione tra i due uomini.

Con un’assenza di luce naturale, il film si svolge in una successione di interni sotterranei ed esterni illuminati di nero che diventano soffocanti come l’intera vicenda. 

Un viaggio contorto nella mente umana che ci svela molti dei retroscena del nostro inconscio, una linea del tempo che scorre senza sosta per poi tornare al punto di partenza.

Un film che segna un’epoca, una generazione, ma anche il percorso professionale dei due attori protagonisti, Edward Norton e Brad Pitt.

Fight Club spacca decisamente in due la critica, contrapponendo da un lato chi lo reputa un capolavoro, esaltando non solo le interpretazioni magistrali, ma soprattutto il messaggio di critica verso la società, mentre dall’altro lato c’è chi lo etichetta come un’opera che fa un uso di violenza sterile e fine a se stessa, che pone come alternativa al conformismo e al capitalismo l’instaurazione di una società pseudo anarchica dove il caos è il solo mezzo di lotta e l’individuo è privo d’identità.

Te lo consiglio perchè

Rispetto al romanzo, Fincher è andato decisamente oltre: mette in fila indiana tutti gli scheletri che abbiamo nell’armadio e ce li mostra come alternativa a noi stessi, illustrandoci come possiamo entrare dentro di noi e far dettare le regole del gioco a ciò che ci alberga, spesso nulla di buono.

Gran parte della pellicola è sottoposta alla voce fuori campo del protagonista, una voce scandita, cinica, ma anche distaccata. Il gioco di ruolo fra Tyler e Jack è avvincente, considerando che il dualismo è la colonna portante di Fight Club, a partire dalla netta differenza dei personaggi: uno bello, sicuro di se ed estroverso, l’altro trascurato, paranoico ed introverso.

La violenza presente viene utilizzata dai protagonisti in modo quasi terapeutico, per farli fuggire dal torpore della vita quotidiana e sentirsi ancora vivi.

Un messaggio scomodo che mostra un quadro raccapricciante della società occidentale, in particolare dell’uomo (visto che le donne nel film sono quasi del tutto assenti), ad eccezione di Helena Bonham Carter, una misantropa depressa, i cui sali della vita sono il caffè, il fumo e lo Xanax. 

Fight Club ci fa scrutare dentro di noi con sospetto, facendoci porre domande da cui forse spesso siamo fuggiti: nonostante sia un capolavoro indiscutibile, Fight Club è un prodotto che pone sensazioni estremamente soggettive da spettatore a spettatore.

“Signori, benvenuti al Fight Club. Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club”.

Tyler

Ileana Barilla

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