Il Film della settimana: Midsommar (2019)

Midsommar

Nuova settimana, nuovo film: oggi parliamo di Midsommar di Ari Aster, scrittore e regista di un altro lungometraggio cult come Hereditary.

Proprio come il suo primo film, anche Midsommar è una tragedia grottesca e cruenta sui culti. L’intero dramma dipende dal rapporto di coppia tra Dani (Florence Pugh) e Christian (Jack Reynor), ma, al posto di svilupparlo, Aster rilascia alcuni importanti dettagli impressi sulla pellicola.

Midsommar: trama e recensione

Il film narra la storia di un gruppo di studenti laureati americani che sono stati invitati da un amico svedese ad un festival estivo, che si tiene ogni novant’anni, in una remota località della Svezia, i cui risvolti horror avvengono sempre sotto la luce del sole.

Midsommar inizia con una tragedia. La protagonista Dani, studentessa di psicologia, legge un’email terrificante dalla sorella Terri (Klaudia Csányi), che è bipolare. Rimasta da sola, Dani cerca consolazione nel suo ragazzo, Christian, uno studente laureato in antropologia, che è in giro con i suoi amici. Dopo aver accettato a malincuore di vederla quella notte, Dani scopre che Terri ha ucciso sé stessa e i suoi genitori. Diversi mesi dopo, Christian si prepara a fare un viaggio in compagnia dei suoi amici e colleghi universitari, il serio Josh (William Jackson Harper) e il frivolo Mark (Will Poulter), su invito di Pelle (Vilhelm Blomgren). Dovrebbe essere un viaggio per soli ragazzi, ma Christian invita con malavoglia Dani in lutto a venire con loro.

Non molto tempo dopo l’arrivo ai terreni isolati del festival, diventa chiaro che il gruppo è stato attirato in una sorta di setta, dove i residenti indossano abiti floreali bianchi, praticano arti e mestieri tradizionali e accolgono i loro visitatori con funghi allucinogeni.

Lo schema del film ruota attorno al campo di studio dei suoi personaggi, l’antropologia: l’organizzazione della società e la sua cultura. Limitata da regole precise, questo clan è completamente escluso dalla supervisione e dalla regolamentazione della legge svedese. Il culto diventa l’essenza stessa dell’autonomia di un’organizzazione che non è soggetta a nessun’altra autorità civile e che, allo stesso tempo il tempo, afferma il proprio senso di giustizia sulla base di un’autorità antica e trascendente.

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Oltre la particolarissima trama, Aster in questo film si distingue per la scenografia, la fotografia ed i costumi: tutto suggerisce una specifica attenzione ai dettagli accattivanti che rimandano alle vite o ai pensieri dei personaggi.

La lentezza del film è necessaria per esplorare la natura umana, il contrasto e le aspettative di chi si pone di fronte a questa comunità in festa profondamente intrisa di valori e di tradizioni, tali da sentirsi improvvisamente estranei con le proprie necessità tipicamente consumistiche e le esigenze individuali che portano solo all’egoismo e al profitto personale.

All’inizio questa comunità appare fatta da personaggi miti, sorridenti e disponibili, vestiti di bianco, segno di purezza e candore, lontana anni luce dal terrore della morte violenta.

Chi non rispetta le regole ferree diventa un corpo estraneo da espellere, ovviamente, in modo cruento: è una tribù chiusa con i suoi valori solidi ma terribili, con i suoi patti di sangue. Un film che colpisce per la sua apparente incongruenza, ma con un suo scopo e lo centra in pieno: non lasciare indifferente lo spettatore. Non è classificabile come Horror, ma si tratta di un lavoro pregevole e curato, con una regia volutamente lenta che serve allo spettatore per immedesimarsi in quell’ambiente svedese apparentemente bucolico, ma che nasconde tante sorprese. Piuttosto è caratterizzato da dinamiche che dell’horror possiedono il mistero e l’inquietudine. Ciò che prevale è infatti il senso di disagio, l’inadeguatezza e lo sconcerto nell’assistere a determinate scene.

Un film complesso, in cui il folklore, il paganesimo, l’elaborazione del lutto, la vulnerabilità che accompagna e segue l’elaborazione del lutto, la fine drammatica e vendicativa di una relazione, sono tutti temi e/o chiavi di lettura valide, ma tutte insufficienti, inadeguate. Perché c’è sempre qualcosa che sfugge, che ha bisogno di essere in qualche modo rivisto e ripensato. Il talento del geniale regista sta proprio nel tenere alta la tensione per 140 minuti di puro terrore, mai compiaciuto e a tratti godibilmente parodistico, ma sempre inquietante.

– Pelle: È una sorta di bizzarro festival, con cerimonie speciali e costumi particolari.

– Dani: Sembra interessante!”

Midsommar

Ileana Barilla

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