Film della settimana: La ricerca della felicità (2006)

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Questa settimana recensiamo un film ricco di spunti: La ricerca della felicità del regista italiano Gabriele Muccino. L’eccezionale Will Smith interpreta un genitore single afroamericano che lotta insieme al figlioletto di 5 anni per sopravvivere e realizzare il sogno americano.

La ricerca della felicità: trama e recensione

Basato su una storia vera ambientata a San Francisco nel 1981, il film inizia con le numerose difficoltà che Chris Gardner (Will Smith) e sua moglie Linda (Thandie Newton), devono affrontare. Lei lavora su due turni  nella lavanderia di un hotel, mentre lui cerca di vendere scanner per misurare la densità ossea (delle macchine mediche speciali troppo costose per la maggior parte dei medici). Hanno un figlio di cinque anni, Christopher (Jaden Christopher Syre Smith). La costante tensione dovuta alle difficoltà finanziarie è troppa per Linda, che decide di trovare un lavoro da un parente in un ristorante di New York.

Sebbene suo marito sia una delusione per lei, ha fiducia che troverà un modo per prendersi cura di loro figlio, e quindi lascia Christopher con lui. Nonostante l’abbandono da parte di sua moglie, Chris non perde la speranza e trascorre sei mesi lavorando in uno tirocinio non retribuito presso Dean Witter, una prestigiosa società di intermediazione azionaria, per diventare un agente di borsa.

È abbastanza intelligente e bravo con i numeri: mentre studia e cerca di tirare avanti grazie alle sue straordinarie doti da venditore ed alla sua positività, guadagnando quello che basta per pagare per i pasti, Chris è sicuro che ce la farà.

L’ambizioso Chris combatterà sfide insormontabili per distinguersi dai concorrenti nella speranza di ottenere il lavoro tanto desiderato.

Il dramma rappresenta con tenerezza il ritratto di un maschio afroamericano che si rivela essere un genitore single straordinario. Protegge suo figlio con una premura e una tenerezza impressionanti.

Certamente la fiducia e l’amore del bambino aiutano il protagonista a lottare con più caparbietà, ma il film vuole farci credere che chiunque può sfondare se crede in se stesso. La ricerca della felicità è supportata dalla prestazione energica di un talentuoso Will Smith, che dà corpo ed anima all’eroe di Muccino, affiancato dal figlio Jaden, che a soli cinque anni già percorre le orme paterne.

Ritrarre un bambino la cui vita e il cui background economico così opposto al suo non sembra essere una sfida per il giovane attore, che sembra avere una reale comprensione dello stato emotivo del personaggio e lo interpreta con facilità.

Te lo consiglio perché

Muccino si conferma un regista di primo piano nel panorama non solo italiano, ma internazionale. Imbastendo una trama semplice, realistica, in cui tanti si possono immedesimare, orchestra un viaggio non tanto nell’America e nel suo sogno, ma nei sentimenti e nelle aspirazioni della gente comune. In quel meandro ci si ritrova tutti: questo ci porta a tifare per il protagonista, a commuoversi per lui e a prenderne le difese. Ottima ambientazione e ricostruzione storica di quegli anni così ricchi di aspettative eppure così difficili per la gente comune, meno fortunata. Sul piano emotivo, un pugno allo stomaco che ridesta le coscienze e induce a riflettere su ciò per cui vale la pena lottare e soffrire.

“Quando gli altri non sanno fare qualcosa dicono a te che non sai farla… Se vuoi qualcosa vai e prenditela. Punto”. Basterebbe solo questa frase per commentare questo lungometraggio sulla famiglia, sul riscatto, sul desiderio di emergere, sulla vita in generale. E la vita di tutti noi è rivolta verso un obiettivo comune: il raggiungimento della felicità. Lo sa Chris Gardner che corre, scalpita, inciampa, cade, ma si rialza perché la felicità va inseguita e catturata, prima che svanisca di nuovo. Chris ci insegna che non sempre la vita è giusta: a volte si percorrono strade con rapide salite all’apparenza insormontabili, che obbligano a presentarsi ad un colloquio di lavoro sporco di pittura e senza camicia o che ti fanno smarrire l’unico oggetto in grado di procurare un minimo di tranquillità. Ma non bisogna arrendersi: solo con coraggio, forza, e tenacia si possono raggiungere i traguardi ambiti. Ed è questa la felicità.

“Questa parte della mia vita, questa piccola parte della mia vita si può chiamare felicità!”

Chris

Ileana Barilla

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