Bibliografia Tesi: i 3 metodi principali per redigerla

bibliografia tesi

Scrivere la bibliografia di una tesi di laurea sembra l’ultima cosa da fare dopo aver terminato la stesura del testo. Spesso lo si vede come un elenco di tutti i libri e articoli che si può scrivere in due minuti.

In realtà la bibliografia può da sola dare un’idea del tipo di testo che presenti, della sua forza e della sua struttura. Per questo è fondamentale scriverla nel modo giusto e più completo possibile.

Perché la bibliografia tesi è così importante

Innanzitutto, la Bibliografia deve essere redatta seguendo alcune regole ben precise. Quindi è sicuramente una delle parti della tesi che merita più attenzione, come l’introduzione.

Insieme a quest’ultima verrà infatti visionata dalla commissione della seduta di laurea, che si farà una certa idea sul tuo elaborato.

Ricorda che da una bibliografia ben fatta si evince un lavoro di tesi ben fatto.

Da dove iniziare

La Bibliografia sarà sicuramente oggetto di confronto tra te e il tuo relatore. Infatti, è probabile che una volta stabilito l’argomento di tesi, sarà il relatore stesso a indicarti qualche testo da utilizzare.

Questi testi non solo rappresentano la base per iniziare a scrivere la tua tesi, ma sono la fonte per trovare altri testi. Infatti, il consiglio è quello di consultare le bibliografie dei testi indicati dal relatore e provare a trovare fonti che potrebbero esserti utili per il tuo lavoro di tesi.

Quando redigere la bibliografia

La scrittura della bibliografia deve avvenire contemporaneamente alla stesura della tesi. Non fare l’errore di redigerla alla fine: annota ogni fonte utilizzata per evitare di dimenticarne qualcuna.

Quali sono i metodi per redigerla?

Innanzitutto, ogni disciplina (es. Medica, Economica, Umanistica) ha uno stile di bibliografia differente.

Se hai dubbi sullo stile da utilizzare puoi chiedere al tuo relatore o utilizzare il metodo standard.

I metodi più noti sono:

Standard

È il metodo più diffuso ed utilizzato dalle principali case editrici italiane. In questo caso le fonti vanno inserite in ordine alfabetico in base al cognome degli autori.

Ecco uno schema per inserire ciascuna fonte:

  • Cognome autore
  • Iniziale nome autore puntato
  • Virgola
  • Titolo e Sottotitolo del libro in corsivo e separati da punto
  • Virgola
  • Luogo di pubblicazione
  • Virgola
  • Casa editrice
  • Virgola
  • Anno di pubblicazione
  • Virgola
  • Numero edizione
  • Virgola
  • Numero pagine
  • Punto

Esempio: Armadio A., Il management aziendale, Roma, Buffetti, 2002, 2 ed., 315 p.

Vancouver

È il metodo più indicato per le discipline mediche e infermieristiche. Le fonti vanno inserite in base all’ordine con cui vengono citate nel testo.

Ecco uno schema utile:

  • Cognome autore
  • Iniziale nome autore puntato
  • Titolo del libro
  • Punto
  • Edizione (da inserire se successiva alla prima)
  • Città di pubblicazione
  • Due punti
  • Casa Editrice
  • Punto e virgola
  • Anno di pubblicazione
  • Punto

Esempio: Armadio A. Il management aziendale. 2 ed. Roma: Buffetti; 2002.

Harvard

Questo metodo è utilizzato per le discipline economiche, sociologiche e umanistiche.

Ecco lo schema:

  • Cognome autore in maiuscolo
  • Iniziale nome puntato
  • Anno di pubblicazione tra parentesi
  • Trattino
  • Titolo libro in corsivo
  • Virgola
  • Casa editrice
  • Virgola
  • Città di pubblicazione
  • Virgola
  • Numero di pagine
  • Punto

Esempio: ARMADIO A. (2002) – Il management aziendale, Buffetti, Roma, 315 p.

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Ileana Barilla

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