Il film della settimana: Mamma ho perso l’aereo (1990)

Mamma ho perso l’aereo

Oggi concludiamo la nostra rubrica dedicata ai film delle festività natalizie con un cult: Mamma ho perso l’aereo di Chris Columbus.

Un classico film di Natale, particolarmente amato, che fa divertire tutta la famiglia.

Mamma ho perso l’aereo: trama e recensione

Una numerosa famiglia americana, i McCallister, decide di trascorrere le festività natalizie a Parigi. Il più piccolo dei loro figli, Kevin (Macaulay Culkin), viene continuamente deriso e rimproverato.

Anche la sera prima della partenza, dopo un litigio con il fratello maggiore, viene mandato a dormire in soffitta per punizione. Il mattino seguente nella casa affollata regna il caos più totale e, nella fretta di perdere l’aereo, i genitori non si rendono conto fino al decollo dell’aereo di essersi dimenticati di qualcosa, o meglio, di qualcuno: Kevin.

Ma il bambino, svegliandosi e trovando la casa vuota, fa i salti di gioia perché tutti i suoi sogni sembrano diventati realtà. Approfittando della situazione, fa tutto ciò che desidera senza che nessuno lo rimproveri. Tutto scorre tranquillo fino a quando Kevin scopre le intenzioni di due ladri alquanto maldestri e malvagi, Harry Lime e Marv Merchants (Joe Pesci e Daniel Stern), che, convinti che l’intera famiglia McCallister si trovi in Francia, hanno deciso di svaligiare la loro casa.

Kevin riesce inizialmente a tenerli lontani con qualche stratagemma da lui ideato, facendogli credere che in casa ci siano anche i suoi familiari. Ma successivamente Harry e Marv capiscono che il bambino è solo e decidono ugualmente di introdursi nella casa la sera della Vigilia di Natale.

Kevin, intanto, si prepara ad accoglierli, disseminando la casa di trappole e ostacoli. I malfattori non sanno che li attenderà una serata a dir poco dolorosa.

Te lo consiglio perché

Con un incasso record per l’epoca di 200 milioni dollari solo negli Usa, Mamma ho perso l’aereo porta al successo il piccolo Macaulay Culkin, la cui interpretazione è degna di nota.

La pellicola unisce due livelli di rappresentazione e narrazione: il percorso di formazione di Kevin, e i rocamboleschi, comici scontri tra Kevin e i due ladri.

Il primo livello, dal tono pedagogico, vicino alla poetica della celebrazione della famiglia, rappresenta l’evoluzione della visione che Kevin ha del nucleo familiare. Il bambino compie un percorso di maturazione che lo porta a separarsi per poi riavvicinarsi ai familiari: alla fine giunge alla presa di coscienza dell’importanza della famiglia, centro di serenità, sicurezza, protezione.

Il secondo livello è quello comico, vicino ai cartoni animati e alle comiche. Gli scontri tra Kevin e i ladri si basano su una comicità che nasce dalla contrapposizione tra la scaltrezza di Kevin e la stolta goffaggine dei cattivi resi in chiave parodistica.

Gli inseguimenti, le corse, le trovate escogitate da Kevin generano traiettorie continue, macchiniche, geometriche, che concatenano gli esseri umani, i personaggi, con le cose, gli oggetti, gli ambienti. La comicità sorge dal carattere inevitabile e catastrofico della traiettoria. Ogni traiettoria costituisce una serie di azioni e reazioni, di cause ed effetti concatenati, e il personaggio è un ingranaggio tra gli altri, viene a trovarsi sullo stesso piano-traiettoria delle cose, per un risultato a dir poco esilarante.

Grazie soprattutto al cast in cui spiccano Pesci e Stern, abilissimi nell’interpretare gli imbranati delinquenti che, pur di guadagnare qualcosa, son disposti alle mascalzonate più vili e faticose e la cui comicità si regge specialmente sulla mimica arcigna del primo e sulla dilagante stupidità del secondo.

Un bel film da (ri)guardare assolutamente durante il periodo natalizio.

Venite a prendermi!

Kevin McCallister

Ileana Barilla

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