Il film della settimana: Don’t Look Up (2021)

don't look up

Questa settimana parliamo di un film molto interessante, dal significato per nulla banale: Don’t Look Up di Adam McKay. Il film definitivo sulla società e la deriva dei media americani, nonché opera-simbolo dei nostri tempi.

Don’t Look Up: trama e recensione

La dottoranda in astrofisica Kate Dibiasky (Jennifer Lawrence) e il suo docente all’Università del Michigan Dr. Randall Mindy (Leonardo Di Caprio) scoprono che entro sei mesi una gigantesca cometa colpirà la Terra e provocherà l’estinzione del genere umano. Allarmati, riferiscono la catastrofica notizia alla Presidente degli Stati Uniti Janie Orlean (Maryl Streep), ma dopo essere stati snobbati e umiliati dall’amministrazione si rivolgono alla stampa e alla televisione: è l’inizio di un assurdo circo mediatico che coinvolgerà gli stessi scienziati e finirà per generare uno scontro ideologico tra allarmisti e negazionisti, ribelli e militanti filo-governativi, in un mare indistinto di dirette tv, post, tweet, reazioni social, prese in giro, opinioni, sondaggi di gradimento, interessi, calcoli scientifici non verificati, ignoranza al potere e stupidità collettiva che finisce per rendere quasi secondario l’arrivo della gigantesca cometa.

Con un’ironia acida e dissacrante, Adam McKay gira il film definitivo sulla società dei media americana, così presa dalle regole da non accorgersi nemmeno della più grave delle minacce: la fine del genere umano.

Don’t Look Up è anche, in una chiave paradossale e comica, un film sulla fine del più umano degli istinti, quello di sopravvivenza. In questa storia sulla fine dell’umanità, l’umanità non sembra avere alcuna intenzione di salvarsi o farsi salvare.

Tra tentativi degli scienziati di convincere i politici a deviare il corso della cometa, calcoli su come sfruttare l’evento in termini di consenso, ironie e sfottò di tv e giornali nei confronti dei ricercatori, guerre ideologiche tra populisti da un lato e antagonisti pro-scienza dall’altro, a contare sono solamente le regole dei media e l’eterno presente di un discorso pubblico in cui la realtà è filtrata dai mezzi di comunicazione. Per quanto scioccante e spaventosa, una notizia senza reazioni social non esiste; uno scienziato senza sex appeal non può essere creduto; un evento che non può essere commentato non può essere considerato. 

Te lo consiglio perché 

Il film è una vera e propria commedia degli orrori con continui commenti, didascalie e battute ed un montaggio frenetico e ironico che replica l’ipertestualità dei prodotti audiovisivi nell’era di internet. L’effetto è quello di un quadro sociologico che tra uno sberleffo e una presa per i fondelli abbraccia tutta la società (americana) contemporanea.

Le dosi maggiori di satira sono ovviamente per la tv generalista senza scrupoli, per la politica e per le società informatiche che pensano di regolare la vita, la morte, il presente e il futuro con gli algoritmi. 

Don’t Look Up funziona quindi come un perfetto specchio dei tempi, delle sue derive e dei suoi controsensi.

Una pellicola che bisognerebbe far veder a tutti e a tutte le età.

Ma non è un evento che accadrà potenzialmente. Questa cosa accadrà sicuramente.

Kate Dibiasky

Ileana Barilla

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