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The Dead Weather – Sea of cowards

Sea of Cowards

Sea Of Cowards, rilasciato nel 2010, rappresenta il risultato maturo di una collaborazione più efficace tra i membri della band, evidenziando una solida e convincente evoluzione di un suono che in precedenza non era ancora completamente definito nella sua essenza.

L’atmosfera complessiva dell’album si intensifica con espressioni sempre più cupe e maledette, sfiorando in modo vivido il gotico, contribuendo così a rafforzare il lato oscuro di un genere rock che, allo stesso tempo, conserva le caratteristiche vintage dei decenni ’60-’70. Questo si esprime sia attraverso sonorità hard rock che attraverso elementi psichedelici.

La particolarità risiede nel bilancio audace tra un classico rock’n’roll carico di fervore e improvvisazioni chitarristiche, e un’urgenza comunicativa trasgressiva e alienante. Quest’ultima può essere chiaramente associata a un’oscura e tormentata aperture al postmodernismo.

Le tracce dell’album Sea of cowards

In questo scenario, l’organo acquisisce una maggiore rilevanza, le linee di basso diventano più fitte e incisive, gli assoli di chitarra sono più intensi e incisivi, mentre le distorsioni e i loop continui aumentano la sensazione di un’oscurità urbana che avvolge completamente l’intera composizione. Oltre alla presenza vocale più marcata di White e al superbo lavoro chitarristico di Fertita, è soprattutto la straordinaria Mosshart a contribuire in modo significativo allo stile del gruppo, grazie a una miscela esplosiva di sensualità e audacia sfrontata che potrebbe quasi suscitare l’invidia di Eleanor Friedberger.

Il battito è frenetico fin dall’inizio con “Blue Blood Blues“, un blues vigoroso che mescola l’approccio crossover à-la Rage Against The Machine di White con poderosi riff che ricordano lo stile dei Led Zeppelin. È difficile, se non impossibile, resistere al groove malato e ipnotico di “Hustle And Cuss“, così come all’atmosfera psych-rock sintetica della successiva “The Difference Between Us“. Seguono la canzonatura beffarda e sorniona di “I’m Mad” e il coinvolgente scambio di battute di “Die By The Drop” che si muove in territorio hard-rock. Un suono di basso robusto e profondo domina il blues sussurrato di “I Can’t Hear You“.

Canzoni come “Gasoline” e “Jawbreaker”, pur avendo un impatto significativo e mostrando una perfezione tecnica, non contribuiscono molto a quanto precedentemente realizzato né dai Dead Weather né dallo stesso Jack nei White Stripes. Invece, la traccia conclusiva “Old Mary” rappresenta una sorta di cantilena impertinente e inquietante allo stesso tempo, con un modo di cantare simile a quello di Axl Rose e un’atmosfera profondamente psichedelica.

I brani presenti in “Sea of Cowards“, affascinanti e divertenti da un lato, trasmettono al contempo un senso di oppressione e claustrofobia. Sebbene pongano domande legittime sul possibile futuro di questo progetto parallelo, rappresentano comunque un passo sostanziale, seppur non completamente definito, rispetto agli ottimi spunti già presenti nel primo album.

Andrea Capacchione

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