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James Blake – James Blake

james blake

L’album di debutto di James Blake, semplicemente intitolato “James Blake“, è stato un catalizzatore di innovazione nel panorama della musica elettronica e dell’indie pop quando è stato rilasciato nel 2011. Questo lavoro ha segnato il debutto discografico di uno dei musicisti più talentuosi e influenti della sua generazione.

Con la sua combinazione unica di elettronica sperimentale, R&B ed elementi di musica dubstep, Blake ha dimostrato un’abilità sorprendente nel fondere generi apparentemente distanti in un suono coeso e innovativo.

Le tracce dell’album James Blake

Il primo album omonimo si presenta con un’immagine di copertina sfocata che suggerisce subito il contenuto, catturando il volto di James in una vibrazione intensa, come se stesse liberandosi dall’emozione. Questa leggera e tremante espressione porta con sé sia ansia che eccitazione, anticipando il tono emotivo della musica. Blake, fin dall’inizio, aggiunge pochi elementi alla formula senza lasciare spazio a possibili accelerazioni. La sua espressività è dettata da una melodia intima che colpisce direttamente il cuore.

Regna un silenzio profondo, una calma assoluta. Il fluire del tempo diventa il fulcro principale, senza diluizioni o prolungamenti superflui. Risulta difficile individuare confronti diretti. Se dovessimo fare riferimenti, potrebbero emergere diverse opzioni a seconda dei contesti. Inizialmente, potrebbe venire in mente Arthur Russell. Allo stesso modo, la tonalità vocale potrebbe richiamare alla mente Antony Hegarty, citato precedentemente. Tuttavia, è la sottile somiglianza con le ritmiche dubstep, celate come spettri dietro le quinte, a infondere vitalità all’essenza della musica.

Il ritmo inclinato del tip-tap, che funge da tappeto percussivo per il sintetizzatore in “Unluck“, insieme al progressivo aumento di intensità con una singola strofa (prelevata da una canzone di suo padre, “Where To Turn”) ripetuta in “Wilhelms Scream“, chiarisce immediatamente la situazione: ci troviamo di fronte a una teatralità essenziale, unita a una predisposizione sottile verso costrutti melodici delicati ma intrisi di profondità. Non ci sono veli da sollevare né trucchi da svelare.

La prima sezione di “Lindesfarne” si dissolve nell’oscurità prima di sviluppare un’andatura furtiva che si perde nel vuoto. L’introversione è favorita da un ritmo pacato che lentamente si trasforma in varie oscillazioni. In “Give Me My Month” si evoca il lato più tranquillo di Bill Withers. Con “To Care (Like You)” ritornano quei momenti di calma assoluta spezzati da battiti controllati, rallentati e compressi in un contenitore di beatitudine; così come l’invocazione gospel appena accennata di “Measurements” avvolge i sensi dissolvendosi quasi senza disturbo. James Blake finalmente mostra tutto il suo talento in modo completo. Seguono esibizioni in diverse rassegne europee, apparizioni televisive sempre più frequenti e un crescente seguito di ammiratori.

Buon ascolto!

Andrea Capacchione

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