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Alabama Shakes – Sound & Color

Alabama shakes

Rispetto al loro debutto discografico, gli Alabama Shakes sembrano adesso puntare su una marcia più incalzante. Brittany Howard mostra una maggiore libertà espressiva, il basso si muove con una sensualità ritmica, e la batteria assume una presenza più intensa. Inoltre, si notano i toni blues dei riff chitarristici e un’interessante sperimentazione con gli effetti sulla voce.

“Sound & Color” rappresenta il secondo capitolo discografico della band, pubblicato nel 2015, che ha aperto le porte agli Alabama Shakes per esibirsi alla Casa Bianca, di fronte agli Obama.

Le tracce dell’album Sound & Color

“Sound & Color” si distingue nettamente per la sua audacia e l’approfondimento durante ogni fase di produzione, in gran parte attribuibile all’influenza di Blake Mills, originario della California, che ha guidato il processo di registrazione. Negli Stati Uniti, nonostante abbiano pubblicato solo un album, gli Alabama Shakes godono di una notevole fama. Tuttavia, questa fama è meritata: la band trasforma una serie di cliché legati alla cultura afroamericana in qualcosa di vibrante e pieno di vitalità.

“Don’t Wanna Fight” sembra un ibrido tra i Funkadelic e i Black Keys, accostandoli in uno spazio sonoro unico, reso distintivo soprattutto dalla produzione che sfrutta ampiamente l’ambiente acustico. La voce, con il suo falsetto straordinario, aggiunge un’adrenalina discreta ma incisiva.

La traccia principale, con il suo coro di tastiere dolci e quasi infantili, insieme a una performance vocale iniziale e ariosa, funge solo da prologo.

“Gimme All Your Love” rappresenta il brano più meticoloso, dove l’R&B emana suggestioni provenienti da radici robuste, accarezzate con delicatezza dagli effetti vocali. Il blues strappato dalla voce, mai così ruvida, si scontra con un ritornello che contrasta con la delicata e pura strofa iniziale.

“Shoegaze” e “Miss You” provocano le emozioni legate alla soul del sud degli Stati Uniti. Con un po’ di Tina Turner e un po’ di Janis Joplin, il sibilo della voce di Brittany Howard non è rimasto insensibile agli stimoli provenienti dai palcoscenici di mezza America. “Future People” reinventa in modo originale alcuni ritmi afro, emergendo come una ballad che ricorda lo stile degli Skunk Anansie. “Dunes”, supportata da bei cori, mescola suggestioni glam e sfiora l’hard rock, mentre “Guess Who” si muove tra influenze soul e ritmi Motown, creando una miscela avvincente e ricca.

Le tracce finali progrediscono con un tocco di gospel pop inquietante e leggermente surreale, con la splendida voce che si esprime con sicurezza, mantenendo una tonalità rotonda nonostante l’atmosfera tesa e malinconica. Il fraseggio corale di “Over My Head”, con il suo dolce tocco funkadelico, risalta come uno dei momenti più suggestivi dell’intero album. Le chitarre continuano a svolgere il loro ruolo, macinando riff blues che sono incisivi e ruvidi esattamente al punto giusto.

Nel complesso, gli Alabama Shakes dimostrano una rara abilità nel non sprecare neanche un brano, anzi, ogni singola nota sembra essere all’altezza: l’album inizia e si conclude nel momento di maggior splendore.

Andrea Capacchione

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