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Leon Bridges – Coming home

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Ascoltare questo album equivale a un ritorno all’epoca d’oro del soul, quando la black music dominava negli anni ’50 e ’60. “Coming Home”, del 2015, è opera di un giovane e talentuoso cantautore texano, Leon Bridges.

Sembrerebbe che Sam Cooke sia tornato in vita attraverso questo lavoro. Recuperare uno stile del genere oggi potrebbe apparire quasi fuori moda e distante dal presente, ma tutto questo non fa altro che sottolineare l’immortalità, l’importanza e l’essenza di una musica che, in realtà, è sempre attuale.

Le tracce dell’album Coming Home

Attraverso i dieci episodi che compongono l’album, con una durata complessiva di circa mezz’ora, le direttive rimangono chiare e semplici: canzoni interpretate nella forma più classica. Con una durata media di tre minuti, seguono la tipica struttura strofa-ritornello-strofa. Nonostante la band sia composta da amici e compaesani del cantante e primo chitarrista, la qualità rimane impeccabile. Dopo la title track, che prepara l’ascoltatore a ciò che seguirà, si arriva a “Better Man”, una dichiarazione romantica con un testo classicamente soul (Leon attraverserebbe il Mississippi a nuoto pur di riconquistare la sua amata). “Smooth Sailin'” rappresenta probabilmente il momento che meglio sintetizza il tono dell’intero lavoro: un ritmo incalzante, una voce in primo piano e una sezione fiati sobria ma di impatto.

“Twistin’ & Groovin” con la sua chitarra evoca più il blues del Delta che il soul di Detroit firmato Motown dei primi anni ’60. Tuttavia, è la ballad “Lisa Sawyer” a spiccare: dedicata alla figura materna, evidenzia cori femminili in stile Supremes che accompagnano il canto, insieme all’eleganza dell’assolo di sax, creando un’atmosfera raffinata e di grande classe. In chiusura, “River” emerge come la traccia più cantautorale, dove il fiume del titolo è elevato a simbolo di spiritualità e redenzione, seguendo la tradizione propria del gospel.

Leon Bridges, con la sua varietà di ballate e brani più aggressivi e ritmati, ci coinvolge in un ascolto piacevole, portandoci indietro nel tempo con una sorprendente maturità per un giovane artista. Si avverte l’influenza di Sam Cooke e di molti altri giganti del genere, che sembrano rinascere attraverso la sua interpretazione. La speranza più grande è che questo filone musicale riacquisti forza e diventi un nuovo capitolo significativo nella storia del pop.

L’album è impeccabilmente scritto, arrangiato e costruito. La voce di Bridges potrebbe non essere potente, ma lui riesce a compensare con eccellenti fraseggi e una notevole vena melodica, dimostrando una straordinaria potenza espressiva. Questo è ancor più sorprendente se si considera che si tratta di un esordiente.

Buon ascolto!

Andrea Capacchione

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