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99 Posse – La vida que vendrà

99 posse

Il monologo che i 99 Posse elaborano mira a rivolgersi a un vasto uditorio, a chiunque, in sostanza, si trovi attualmente a disagio in una società sempre più influenzata dalle regole dei sondaggi e delle strategie di marketing. Questo album, caratterizzato da sonorità decisamente innovative nel campo dell’elettronica, si accompagna a testi che rappresentano ora immagini senza censure delle distorsioni presenti nella società. Le liriche dipingono la realtà di una nazione colma di contraddizioni, come l’Italia, offrendo un autentico respiro di novità.

Malgrado la musica sia veicolo, non viene mai relegata o subordinata. Essa costituisce un’unica entità con il suo messaggio e, parallelamente, introduce un recupero di ispirazioni provenienti dal passato, fuse con le manifestazioni più avanzate della modernità.

Analisi dell’album dei 99 Posse La vida que vendrà

Il prologo incalzante di “Comincia adesso” inaugura l’album, conducendo inaspettatamente gli ascoltatori verso le suggestive atmosfere dub di “Sfumature“. Questa traccia mette in risalto la maestria di Meg, capace di trasformare la propria voce in una delicata carezza jazz.

Il brano “L‘anguilla” invece ci trasporta in atmosfere più cariche di tensione, con le parole che si succedono al ritmo di una raffica: un singolo che rappresenta il manifesto di una filosofia di vita intraprendente e inarrendevole.

‘A padella è sul fuoco ma io so’ comm’anguilla

E pirciò cambio gioco e mando a ffà nculo

Te e il tuo mercato di gente per bene […]

La radio e la tele ne sono piene

Di facce serene e rassicuranti

Che van bene per tutti quanti […]

NON MI AVRETE MAI

COME VOLETE VOI

“All’antimafia“, con un inizio drammatizzato, si deride al ritmo del reggae i poliziotti che considerano criminali coloro che al massimo si concedono l’uso di una canna. Le sonorità di “Scoppio imminente” sono nettamente rock, dipingendo un quadro triste della guerra tra gli svantaggiati già in corso, evidenziato dalle crescenti richieste di “intolleranza totale”. Tra i brani più potenti dell’album, “Yankee go home“, in cui l’elettronica accompagna un brano concluso da un’irrinunciabile campionatura della voce di Cossiga, che rivendica gli accordi nucleari da lui stipulati con gli Stati Uniti senza il coinvolgimento del Parlamento.

Segue il rap spensierato di “Comuntwist“, che esplora il significato di essere comunisti oggi, e la dolce ballata di “Povera vita mia”, anticipata da un canto popolare del Cilento (successivamente ripreso da Meg). Il testo affronta il tema del lavoro, ora non solo privato del suo status di diritto, ma causa di morti in quantità paragonabili a una guerra, favorito da una legislatura di emergenza (come nel caso del lavoro interinale) che alimenta lo sfruttamento.

Padrone, lavoratore: sono alcune delle parole che, come il termine senza lavoro, oggi si tende a evitare nei discorsi pubblici. Tuttavia, i 99 Posse non temono di essere considerati fuori moda e per questo concludono l’album con una reinterpretazione niente meno che degli Inti Illimani, anzi, con il loro inno, l’inno di generazioni di comunisti, “El pueblo unido“, rivisitato in chiave hip-hop, con l’auspicio che ” serà mejor la vida que vendrà“.

Buon ascolto!

Andrea Capacchione

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