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Linkin Park – Meteora

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Nel 2000, i Linkin Park rilasciarono il loro album di debutto, “Hybrid Theory“, che superò tutte le aspettative, portando la band guidata da Chester Bennington e Mike Shinoda in tutte le radio e programmi musicali, conquistando i cuori di una generazione di teenager. Tre anni dopo, la band doveva dimostrare di essere più di un semplice gruppo che mescolava metal e rap.

Analisi dell’album Meteora dei Linkin Park

La maggior parte delle canzoni presenta strutture e suoni già familiari, ma reinterpretati in modo fresco. Nel corso degli anni, il gruppo ha inevitabilmente evoluto, cosa che si avverte sin dalle prime due tracce: l’energica “Don’t Stay” (introdotto dalla breve strumentale “Foreword”) e il singolo “Somewhere I Belong“. In entrambe si percepisce un senso di cambiamento: tutto sembra più elaborato e talvolta prevedibile.

Le seguenti tracce, “Lying From You” e “Hit The Floor“, presentano notevoli somiglianze: entrambe offrono prestazioni vocali straordinarie da parte di Chester e Mike, i quali emergono come i veri protagonisti dell’album.

La voce di Bennington aggiunge un tocco sognante alla intensamente oscura ma straordinaria “Easier To Run“, mentre il rap di Shinoda si fonde in modo impeccabile con le grida potenti di Chester in “Faint“, rendendola una delle tracce più memorabili di tutta la discografia della band. I Linkin Park, però, portano il livello ancora più in alto con “Figure.09“, una delle canzoni più pesanti dell’intero album, dove la perfetta sincronia tra le due voci nel bridge fa la differenza.

Breaking The Habit” e “From The Inside” sono due autentiche perle. Nella prima, la base e il testo sono magistralmente elaborati da Mike Shinoda, mentre la voce di Bennington è ancora una volta straordinaria, suscitando intense emozioni. In “From The Inside“, la band sembra essere particolarmente ispirata, offrendo una performance impeccabile sottolineata dalle grida di dolore e rabbia di Chester. La potenza emotiva di questi due brani colpisce profondamente chi li ascolta, il che spiega perché nel tempo siano diventati due pilastri fondamentali della discografia della band.

La successiva “Nobody’s Listening” risulta essere la traccia meno impressionante dell’album, mancando di elementi distintivi, se non la presenza del flauto che accompagna le strofe rap di Shinoda. Il gran finale è costituito dalla strumentale “Session“, che mette ancora più in risalto le eccellenti capacità compositive di Mike Shinoda e del DJ Joe Hahn, seguita dal classico “Numb“, che sicuramente non ha bisogno di presentazioni.

Il viaggio attraverso Meteora dei Linkin Park si estende per soli 36 minuti. In questo breve spazio di tempo, la band ha mostrato di essere cresciuta in diversi ambiti. Il gruppo è riuscito a riaffermarsi, trasformando così “Meteora” in un autentico capolavoro del rock degli anni 2000.

Buon ascolto!

Andrea Capacchione

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