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Ultravox – Ha! Ha! Ha!

ultravox

Nel 1977, ci troviamo in un periodo di trasformazione straordinaria per il panorama musicale, con l’ascesa del punk, della new wave e l’espansione della musica elettronica.

Nel 1977, mentre i Sex Pistols e i Talking Heads debuttano con album rivoluzionari, e Brian Eno rilascia “Before and After Science”, gli Ultravox emergono con il loro omonimo album di debutto insieme a “Ha! Ha! Ha!”. Il primo è un’esplosione di energia dove il glam rock di artisti come Bowie e i Roxy Music si mescola con le influenze elettroniche dei Kraftwerk. “Ha! Ha! Ha!” invece, va oltre, amplificando l’uso dell’elettronica e sposando la furia del punk. Il risultato è un lavoro che cattura un’energia grezza, ma anche una sensazione ipnotica e meccanica.

Analisi dell’album Ultravox – Ha! Ha! Ha!

Queste influenze emergono fin dalla prima traccia, “RockWrok”, una sorta di electropunk incalzante che continua a guardare al glam rock del loro album di debutto. Ciò che la distingue è un testo estremamente diretto e incisivo.

C’mon and tangle in the dark, dark/Fuck like a dog, bite like a shark, shark

La tonalità si fa subito più cupa con la successiva “The Frozen Ones“, anche se l’introduzione dolente esplode presto in un brano travolgente dal sapore punk. Questo brano si distingue per l’abilità nell’alternare strofe spensierate a ritornelli riflessivi e un po’ angoscianti. Lo stesso sentimento permea anche l’uptempo “Fear in the Western World“, sostenuto dalla potente sezione ritmica di Warren Cann e Chris Cross, mentre la chitarra di Steve Shears intesse trame dissonanti. Su questo tessuto rumoroso si staglia la voce ruvida ed espressiva del carismatico Foxx, che canta le lodi di un Occidente in crisi.

Un’atmosfera di piano distante, incredibilmente moderna nel suo minimalismo, introduce “Distant Smile“, presto seguita dagli altri strumenti e dalla voce appassionata di Foxx, che trascina il brano in un’epica cavalcata sonora, interrotta a intervalli regolari da un lead chitarristico allucinante.

Anche in questo brano emerge un senso di inquietudine sottostante, lo stesso che permea “The Man who Dies Everyday”. Quest’ultima è una canzone più controllata e pulsante, dominata dal synth leggero ma ossessivo di Billy Currie, una presenza costante e cruciale nel gruppo. La componente elettronica porta la sua quota di angoscia anche in “Artificial Life“, con un tappeto di tastiere squarciato da una gelida chitarra. Un sottofondo di organo aggiunge un ulteriore senso di alienazione, amplificato dalla straordinaria performance di un coinvolto John Foxx.

While I’m still Alive” è invece più orecchiabile nonostante il suo riffing stravagante e offre un momento di calma prima del clamoroso finale dell’album. Parliamo ovviamente di “Hiroshima Mon Amour“, un brano meraviglioso e pioniere sotto molti aspetti. In primo luogo, è una delle prime composizioni di una band britannica a utilizzare una drum machine. Ma ancor più significativo, “Hiroshima” getta le basi del synthpop e della futura direzione intrapresa dagli Ultravox a distanza di tre anni. Probabilmente uno dei vertici artistici del gruppo.

“Ha! Ha! Ha!” è impregnato dello spirito sperimentale e sovversivo di quella stagione musicale irripetibile. Allo stesso tempo, non sarebbe esagerato affermare che il secondo album degli Ultravox! abbia contribuito a definire le basi di tutto il movimento, guadagnandosi un posto tra i suoi fondatori.

Buon ascolto!

Andrea Capacchione

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